V DOMENICA DI QUARESIMA anno A
V DOMENICA DI QUARESIMA anno A

V DOMENICA DI QUARESIMA anno A

Gesù è la resurrezione e la vita

(Gv 11,1-45)

Per compiere il segno più grande che manifesta la sua identità, Gesù ha lasciato che la morte entrasse in una famiglia a cui era affettuosamente legato e rapisse il suo amico Lazzaro. Perciò, se vogliamo vedere come Gesù tratta i suoi amici, facciamo il loro stesso cammino di fede, tutto in salita! Gesù amava molto Lazzaro e le sue sorelle, per questo quando viene a sapere della malattia, non va a guarirlo. Noi non saremmo d’accordo (e neanche i giudei: cfr. v.37). I ritardi di Gesù non ci sono mai graditi e ci fanno spesso dubitare del suo amore. Ma soprattutto fanno dubitare chi ci sta attorno e ci conosce, chi sa che noi siamo cristiani e crediamo in Lui. I suoi ritardi, i suoi silenzi, la sua indifferenza sono una dura prova per la nostra fede. Ma Gesù dice che Lui ritarda proprio perché ci ama e ha qualcosa di più grande da darci.

Marta e Maria: due sorelle molto diverse. Anche nel vangelo di Giovanni mantengono le caratteristiche che già conosciamo. Marta è una donna dinamica. Maria più contemplativa; sta seduta in casa, in attesa. Marta si dà da fare, è impulsiva. Appena sa che Gesù è in arrivo, gli corre incontro, non aspetta che entri in paese, né che la chiami. Arrivata da Lui, lo rimprovera e gli dice quello che avrebbe dovuto fare (non far morire Lazzaro). Ma poi si corregge: in fondo, nonostante tutto, lei crede! Gesù sembra assecondarla mantenendosi sulle generali: “Tuo fratello risusciterà”. Marta lo sa bene (è teologicamente preparata): “Sì, nell’ultimo giorno!”. Gesù incalza: “Io sono la risurrezione e la vita”. Lei non poteva sapere dove Gesù volesse arrivare. La sua fede è come la nostra: crediamo che Gesù è il Messia, crediamo persino che è il Figlio di Dio, ma vorremmo anche che rispondesse a certi nostri perché. Anche Marta, come noi, non ha la pazienza diattendere la risposta di Gesù. Sicura di conoscere i Suoi desideri, scappa, corre a chiamare Maria. Gesù intanto rimane lì immobile ad attendere un passo di fede che non è ancora stato fatto, o che è incompleto.

Maria si alza prontamente quando Gesù la chiama. Va da Lui. La prima cosa che fa non è parlare, ma adorare: lo vede e si prostra ai suoi piedi. Questa prostrazione manifesta a Gesù che Maria, anche se non lo esprime a parole, crede che Lui è Dio. Maria era abituata ad ascoltarlo, ad entrare in sintonia con il Suo cuore, anche se non sempre capiva, o meglio, se non capiva tutto. Lei, però, lo adorava. E attendeva. Gesù, in sintonia con il cuore delle sue amiche, vedendole piangere, scoppia anche lui in lacrime. Eppure sapeva ciò che era andato a fare, e soprattutto sapeva chi era! Tuttavia piange. Dio piange. Senza discrezione, senza rispetto umano, scoppia in singhiozzi. Gesù è veramente uomo, ha sentimenti umani, che si muovono come le corde dell’arpa quando qualcuno le fa vibrare. Se noi lo adoriamo, gli diamo la possibilità di sintonizzarsi con la nostra lunghezza d’onda. Gesù inorridisce, trema, piange di fronte alla tragedia umana della morte. Dunque non è arrivato tardi perché era insensibile alla sofferenza dei suoi amici.Quando arriva al sepolcro ordina di togliere la pietra, come poi ordinerà di liberare Lazzaro dalle bende che lo tenevano legato. Anche quando opera il segno più grandioso vuole la nostra collaborazione. Non fa mai quello che a noi è possibile. I gesti richiesti esigono che si metta in moto la fede. Perché togliere la pietra? Marta ragionevolmente si oppone. Quello che sta lì dentro è suo fratello, ma abbracciato dalla morte, è diventato un cadavere puzzolente e ripugnante. Forse Gesù ha voluto proprio far sentire a tutti il lezzo della carne corrotta, per farci capire da che cosa Lui è venuto a liberarci, da quale abisso è venuto a tirarci fuori (la morte e la corruzione legate al peccato). Mentre l’odore della morte si diffonde all’intorno, Gesù si rivolge al Padre e lo ringrazia, lo loda per la Sua opera: “Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole” (Gv 5,19-21). E ancora: “Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio” (Ez 37,13). Solo Dio può rimettere i peccati, solo Dio può far risorgere dai morti. Dunque Gesù è Dio. Per questo può comandare a Lazzaro: “Lazzaro! Fuori! Subito!”. È la voce del Creatore che estrae dal nulla tutte le cose, e che, allo stesso modo, libera l’uomo dal peccato e dalla morte. Paradossalmente il segno più forte che manifesta l’identità di Gesù suscita due reazioni opposte: molti credono, ma i capi decidono di ucciderlo (11, 47.53). La vita di Lazzaro, amico di Gesù, decreta la morte del suo Salvatore.

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