IV DOMENICA DI QUARESIMA anno A
IV DOMENICA DI QUARESIMA anno A

IV DOMENICA DI QUARESIMA anno A

Gesù è la Luce del mondo

(Gv 9,1-41)

I discepoli interpellano il Maestro circa l’opinione comune che associava la malattia a un castigo di Dio, o una maledizione dovuta al peccato personale o familiare. Gesù taglia con un colpo netto il nesso malattia-peccato. In più afferma che nell’uomo infermo è in atto l’opera misteriosa di Dio, quella che Lui è stato inviato a compiere. Paragona la sua vita terrena a un giorno di lavoro. Questo paragone ci ricorda il lavoro che Dio ha realizzato in sette giorni: la creazione. Ad essa viene aggiunto un nuovo giorno: l’opera di Gesù. Quello che Gesù fa di nuovo, il suo lavoro, è dare agli uomini la capacità di vedere. Prima di Gesù e dopo Gesù, al di fuori di Lui, c’è solo tenebra e non senso. Egli è la Luce, il Giorno nel quale ogni uomo è chiamato a entrare per non essere inghiottito dalla tenebra. Gesù completa la creazione dell’uomo, plasmato dal fango. Dio nel creare l’uomo non lo aveva creato cieco! Ma era stato lui a sottrarsi allo sguardo e all’abbraccio del suo Creatore. È diventato cieco dal momento in cui non ha più creduto all’amore che lo aveva messo al mondo. La cecità diventa segno della vera maledizione dell’uomo che è il peccato di incredulità, il rifiuto di lasciarsi amare da Dio. Con Gesù viene presentata al cieco, simbolo di ogni uomo peccatore, una nuova opportunità di salvezza. È Gesù a prendere l’iniziativa: il cieco è talmente prigioniero della sua tenebra che neanche si rende conto di avere vicino a sé, a portata di mano, la salvezza. Ma Gesù, Luce del mondo, gli si impone e quasi lo costringe a lasciarsi fare. Plasma due occhi di fango e li mette al posto giusto. Esercita una dolce violenza, come quella di una mamma che costringe il suo piccolo a prendere la medicina di cui ha bisogno. Il cieco, con la faccia sporca di fango, a tentoni, affronta lo spazio di circa 500 metri che lo separa dalla piscina di Siloe. Gesù opera, ma il cieco ci deve mettere del suo. Lui non sa che, dopo che si sarà lavato nella piscina, incomincerà a vedere! Gesù non gli ha detto niente, se non: “Va’ a Siloe e lavati!”. Il cammino nell’oscurità, illuminata solo dal comando di Gesù, sarà segno dei passi che il cieco dovrà compiere per arrivare a riconoscerlo come suo Salvatore e ad adorarlo. Se non avesse avuto il coraggio e l’umiltà di mettersi in viaggio con due occhi di fango, in mezzo alle derisioni di chi lo vedeva e lo conosceva, sarebbe rimasto per sempre chiuso nella sua infermità.

Il primo passo che il nostro simpatico amico compie nella comprensione dell’identità di Gesù è una lettura oggettiva dei fatti. Un uomo, di nome Gesù, gli ha fatto due occhi di fango e gli ha dato degli ordini strani. Lui ha obbedito e così ha acquistato la vista! A volte è difficile e ci vuole una buona dose di umiltà per obbedire (cfr. 2Re 5). L’obbedienza fiduciosa a uno sconosciuto Galileo è stata il contributo richiesto al cieco per passare dalle tenebre alla luce.

La gente, allora, conduce l’ex-cieco dalle guide spirituali: urge un discernimento. E subito arriva una sentenza illuminata: “Quest’uomo non viene da Dio!”. La motivazione è ovvia: Gesù ha impastato del fango con la saliva di sabato. Ha trasgredito la Legge, quindi non può essere da Dio! I farisei partono dalle loro idee e vedono in Gesù un peccatore qualsiasi. Il cieco parte dalla sua esperienza e arriva alla conclusione opposta, la più naturale, spontanea, realistica: Gesù è un profeta, un uomo di Dio. Ma i farisei si ostinano goffamente nella loro volontaria cecità quando si sforzano di trovare le prove che il cieco è un imbroglione: se adesso ci vede, vuol dire che non è mai stato cieco! Per questo interpellano i genitori. Ma anche questi si arrendono all’evidenza e confermano che il loro figlio aveva un problema che adesso non esiste più! Allora i Giudei tornano dall’ex-cieco e cercano di illuminarlo circa la vera identità di Gesù: è un peccatore! Il neo-vedente, con i suoi occhi nuovi di zecca, dichiara la verità inoppugnabile e ammaestra con semplicità i dottori della Legge: “Voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi… Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. E avviene la rottura. Il cieco guarito viene scomunicato da coloro che sono a loro volta diventati ciechi, avendo rifiutato volontariamente l’evidenza della Luce che si è presentata a loro.

Gesù si avvicina, prima o poi, a ogni uomo, offrendosi come possibilità di salvezza. Onestamente ti devi chiedere se accogliere o no la sua luce nella tua vita. Vuoi essere umile come il cieco o ostinato come un colto fariseo? Oggi stesso Gesù si attende da te una professione di fede (o un esplicito e cosciente rifiuto). Inginocchiati nel segreto della tua stanza e dichiaragli, guardandolo negli occhi: “Io credo in te, Signore!”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *