Il Salvatore del mondo è Gesù
(Gv 4,5-42)
Una donna di Samaria, che cercava di appagare la sua sete di amore concedendosi a diversi uomini (cinque o sei, fino al momento in cui ha incontrato Gesù!), è scelta dall’evangelista per annunciarci chi è Gesù. Gesù è un uomo. Gv parla di lui partendo dall’alto, da Dio (cfr. il Prologo): Gesù non è “solo” figlio di Davide, ma è il Logos preesistente. Eppure egli non dimentica mai di sottolineare la sua umanità: Gesù è veramente uomo. Il Battista aveva detto di Lui: “Dopo di me viene un uomo che esisteva da molto prima di me. Chi mi ha inviato mi ha detto: – L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è Lui” (Gv 1, 30.33). “Ecco l’uomo!” dirà Pilato, pronunciando una verità molto più grande di quella che era nelle sue intenzioni (Gv 19,5). Gesù è non solo il Logos preesistente, allo stesso livello di Dio, ma è anche il Logos incarnato. Nella sua carne si nasconde e si manifesta la sua gloria: “Il Verbo si fece carne e noi vedemmo la sua gloria” (Gv 1,14). Ora si presenta come un uomo qualsiasi, stanco per il lungo viaggio a piedi e sfinito per la fame e il caldo (v.6). Si è seduto per riposare, ma sta sul pozzo di Giacobbe perché è pronto a rivelare che Lui è “più grande” di Giacobbe e che dà un’acqua qualitativamente superiore a quella che dà il pozzo della tradizione dei Padri.
Gesù è un giudeo. Si trova di fronte ad una donna dallo stile di vita non esemplare e il dialogo che instaura con lei non è privo di una certa ambiguità. Un giovane Rabbi (giudeo) di bell’aspetto che aggancia una donna di facili costumi, facendole certe domande… “Dammi da bere!”: lei coglie la palla al balzo e forse vuole arrivare subito al dunque. Un giudeo che chiede da bere ad una samaritana. Cosa c’è sotto? L’origine etnica di Gesù può dar fastidio ad alcuni di noi, ma anche questo fa parte della sua incarnazione: Gesù è un giudeo, non un greco, né un romano, né un egiziano. La nostra salvezza viene dai giudei (4,22). Il nostro salvatore è il “re dei giudei” (19,19). Gesù ha come traguardo il cuore della donna. Nel dialogo fa riferimento a un dono misterioso e immenso, strettamente unito al riconoscimento della sua persona. Si tratta di una misteriosa acqua, molto più gradevole e dissetante di quella che poteva procurare quel pozzo. La donna rimane sconcertata di fronte alle parole di questo straniero: egli sta usando un linguaggio che le è famigliare (quello dell’amore e della vita), ma dandogli un senso che le è estraneo.
Gesù è un signore. Gli disse la donna: “Signore,…”: è un appellativo di cortesia e rispetto. La samaritana riconosce in colui che le sta davanti una certa superiorità, ma ancora ad un livello tutto umano.La cortesia rimane mescolata all’ironia. Lei considera questo straniero abbastanza presuntuoso, ma non riesce a resistere alla curiosità; perciò, continua il dialogo e chiede spiegazioni. “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete. Chi invece berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete in assoluto, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente di acquache zampilla per la vita eterna”.Gesù parte da un dato inconfutabile: quest’acqua disseta solo temporaneamente. Invece l’acqua che Lui può donare disseterà per sempre, anzi, diventerà una sorgente in chi la berrà. Questa sorgente non solo soddisferà la sete, ma conferirà la vita divina, eterna. Se al posto della parola “acqua” mettiamo la parola “amore”, vediamo che Gesù sta facendo una vera proposta matrimoniale alla donna: Egli sta offrendo il suo Amore e dichiarando relativi e del tutto insoddisfacenti gli altri amori. “O Dio, ci disseti al torrente delle tue delizie. E’ in te la sorgente della vita” (Sal 36,9-10).
Gesù è profeta. Gli dice la donna: “Vedo che sei profeta…”. La donna non riesce (o non vuole) fare un salto di qualità. Continua a stare sul piano concreto ed esteriore. Non vuole toccare argomenti scottanti, per questo parla di teologia… Allora Gesù la mette in scacco con una richiesta molto precisa: “Va’, chiama tuo marito”. La donna è colpita dalla verità. Avrebbe potuto andarsene e non tornare più. Ma è già in trappola: per troppo tempo ha ascoltato il Maestro.La parola di Gesù è entrata in lei e l’ha disarmata e denudata. Prima di far sgorgare la sorgente di acqua viva dal nostro cuore, bisogna che ci lasciamo liberare dalle nostre cisterne screpolate (Ger 2,13).
Gesù è il Messia: “So che deve venire il Messia; quando egli verrà ci spiegherà ogni cosa”. Come ultimo gesto di resistenza, la donna cerca di rinviare tutto alla venuta del Messia! Qui Gesù la inchioda definitivamente appropriandosi dell’identità di Messia: “Sono io!”.La donna non ha più bisogno della sua brocca: lo scambio tra la cisterna screpolata e la sorgente di acqua viva è avvenuta. Lei lascia a Gesù il suo cuore e porta con sé il suo Messia, il suo Salvatore giudeo, il suo nuovo e definitivo amore.
Gesù è il Salvatore del mondo (vv.41-42). La donna mette subito in pratica la profezia di Gesù: l’acqua che è in lei diventa sorgente zampillante e incontenibile. La trasforma in testimone credibile e creduta. E permette a Gesù di diventare il Salvatore non solo suo personale, ma di tutti i suoi concittadini, che, dopo aver ascoltato la sua parola, lo proclamano “Salvatore del mondo”.
