XXIV Domenica T.O.
XXIV Domenica T.O.

XXIV Domenica T.O.

QUANTE VOLTE DOVRÒ PERDONARE?

(Mt 18,21-35)

Pietro mostra una particolare sensibilità al discorso che Gesù sta facendo circa i rapporti fraterni all’interno della comunità. Domenica scorsa abbiamo visto cosa si deve fare “se il tuo fratello commette una colpa contro di te” (Mt 18,15). Non si tratta solo di perdonare, ma anche di ristabilire la comunione piena che è a rischio tra membri della stessa comunità. Allora Pietro, in certo qual modo, cerca di ridimensionare la fatica del perdono. Cerca di quantificare. Quante volte? Propone un numero: 7. Già gli sembra una fatica immane contare fino a 7! Ma Gesù toglie immediatamente ogni confine: 70 volte 7. Cioè: SEMPRE! Perdonare in continuazione alla stessa persona. Ciò esige una spiegazione che Gesù fa per mezzo di una parabola molto densa.

Prima di addentrarmi nella parabola, però, faccio una breve premessa sul significato del numero 7. Per un ebreo il numero 7 indica totalità e perfezione. Ricordiamo ad esempio che la creazione fu portata a compimento in 7 giorni. C’è un testo della Bibbia interessante, strettamente legato al nostro discorso. Caino, dopo aver ucciso per invidia suo fratello Abele, ha un discendente di nome Lamec. Egli, con assoluto cinismo, fa un’affermazione spaventosa: «Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette» (Gen 4,23-24). Fin dalla Genesi, l’essere umano è caratterizzato da una volontà di vendetta, di rivincita, cinica e spietata.

Il saggio Ben Sira, che forse non a caso si chiama proprio come il nostro Gesù (Gesù Ben Sira: cfr. il prologo al libro del Siracide), insegna con profonda sensibilità spirituale: «…Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati… L’uomo che non ha misericordia per il suo simile, come può supplicare per i propri peccati? … Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui» (Sir 28,1-7 prima lettura di oggi).

Gesù vuole chiaramente porre fine alla catena distruttiva della vendetta e del risentimento: non ci deve essere assolutamente tra gli esseri umani (fratelli!) vendetta, ma perdono, totale, completo, eterno. Perdonare settanta volte sette, vuol dire perdonare sempre. Ma perché devo perdonare sempre? Perché altrimenti non potrai essere perdonato tu (come insegnava anche il saggio Gesù Ben Sira). Ma Gesù aggiunge una ulteriore spiegazione che è legata a quello che il Padre sta facendo per mezzo di Lui: tu devi perdonare, perché hai già ricevuto il perdono dal Padre celeste. Dio, in Gesù Cristo ti ha donato il Perdono, la liberazione dal peccato originale; quindi, ti ha reso capace di perdonare. Il perdono, che è dono della grazia di Dio, scende e si espande attraverso di te a tutti i tuoi fratelli.

Quando ha insegnato la preghiera del Padre nostro, Gesù ha detto: «(Padre nostro che sei nei cieli) … Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,11-12). Addirittura, Lui afferma che il Padre perdona i nostri debiti, come noi perdoniamo ai nostri debitori! Dando per scontato che i suoi discepoli sono resi capaci di perdonare!

Per questo il re della parabola si sdegna fortemente quando il suo servo non rimette il debito irrisorio (cento denari sono cento giorni di lavoro) al suo compagno, mentre Lui lo ha appena assolto da un debito spropositato (diecimila talenti = milioni di euro). «Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello» (Mt 18,34-35). Gesù ci ha donato un cuore nuovo, uno Spirito nuovo, per questo si attende che ognuno di noi perdoni «di cuore» ognuno al proprio fratello.

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