XIV Domenica anno A
XIV Domenica anno A

XIV Domenica anno A

Ti rendo lode, o Padre!

(Mt 11,25-30)

25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero».

Nei vangeli è scritto abbastanza frequentemente che Gesù prega, ma è più raro trovare il contenuto delle sue preghiere, soprattutto nei sinottici. Questo è uno dei rari casi in cui ci vengono riferite le parole stesse di Gesù. Ascoltiamo, dunque, con attenzione queste parole del Maestro per imparare qualcosa di prezioso sulla preghiera. Il vangelo di oggi comincia con le parole “in quel tempo” ed è il caso di notare che si tratta di un tempo di contrasti. Infatti, il contesto non è idilliaco.  Giovanni Battista è in carcere e informa Gesù circa i dubbi che lo agitano. Ma come? Lui aveva annunciato che Dio veniva per giudicare e condannare, per separare i giusti dai peccatori e invece Gesù accoglie tutti (mangia con i peccatori!), guarisce, sana, libera e non dà l’impressione di voler mandare qualcuno all’inferno… Anche scribi e farisei hanno qualcosa da ridire circa lo stile di vita di questo Rabbi che fa molto parlare di sé. Va in giro perdonando i peccati e frequentando un giro poco raccomandabile. Si sceglie i seguaci, di preferenza tra i rozzi e gli ignoranti. Infine, prima di questa splendida preghiera, il vangelo ci riferisce di un aspro rimprovero che Gesù rivolge a due città che non hanno saputo interpretare le sue opere come provenienti da Dio e non si sono convertite. Dunque, il tempo che Gesù sta vivendo è caratterizzato da contrasti e incomprensioni radicali. Eppure, la preghiera che Lui fa è all’insegna della lode e della gratitudine: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra!”. Benedire significa “dire bene”, ma soprattutto vuol dire “riconoscere pubblicamente”, “proclamare” (gr. exomologoumai). Non è una benedizione fatta a denti stretti, col volto triste e pensando il contrario. No. È pura espressione di un cuore colmo di gratitudine e di lode. Preghiera fatta con gli occhi rivolti verso il cielo e con le braccia alzate a indicare il cuore che si dilata e respira. Gesù riconosce che Dio, suo Padre, è all’opera in tutto ciò che ha creato. È Lui il Signore del cielo e della terra, cioè di tutto, anche di chi è indurito e ingrato; degli uomini che fanno così fatica a riconoscere nell’uomo Gesù di Nazaret il Figlio suo, mandato per la loro salvezza. Gesù loda suo Padre proprio perché tiene nascoste “queste cose”, quelle che riguardano il suo progetto di salvare l’umanità, non a tutti (ovviamente!), ma a coloro che si reputano i sapienti e dotti. Gli esperti, quelli che hanno studiato le Sacre Scritture, quelli che hanno raggiunto le alte vette della scienza e proprio per questo non riescono più ad essere umili, proprio loro sono accecati. È l’antica tentazione, e relativa caduta, di Adamo: quando l’uomo pensa di conoscere il bene e il male, di sapere tutto, si sente dio e non riconosce più il vero Dio (Gen 3,4); non gli dà gloria, né gli rende grazie, ma vaneggia nei suoi ragionamenti; la sua mente ottusa è ottenebrata (Rm 1,21). Il nostro modo di pregare, dunque, dice qual è il nostro rapporto con Dio; è il nostro termometro spirituale: se sei in grado di benedire Dio, di proclamare le sue opere e di ringraziarlo e lodarlo per la sua sapienza, anche quando non capisci cosa sta succedendo, anche in mezzo alle difficoltà, alle prove, alle disgrazie; se lo chiami “Padre” anche quando ti senti abbandonato da lui e quasi orfano del suo amore, allora stai pregando come Gesù. Sei un cristiano. Benedire Dio sempre e comunque ti dà il punto di vista di Dio sulle situazioni negative che stai vivendo: vedi le cose con lo sguardo di Dio. Trovi il regno di Dio sulla terra. Perché credi che veramente è Lui il Signore del cielo, della terra e di ogni circostanza della tua vita.

Poi Gesù prosegue descrivendo (e lodando il Padre!) per il risvolto positivo dei contrasti: le cose nascoste ai dotti e ai grandi sono “rivelate ai piccoli”. I piccoli sono i poveri a cui è annunciata la buona novella del Regno (Mt 11,5), sono i discepoli che hanno creduto in Gesù e che hanno lo accolgono così com’è, come un Messia sorprendente, che va aldilà di ogni loro aspettativa.

Subito dopo la preghiera rivolta al Padre, lo sguardo del Signore si posa sui piccoli e i poveri che lo attorniano, affaticati e oppressi dai gioghi spirituali che gravano sulle loro spalle. Gli scribi e i farisei, infatti, dotti e intelligenti “legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente” e intanto loro non li portano affatto (Mt 23,4). Insegnano l’idea di un dio duro, pretestuoso, pignolo e vendicativo. Gesù, invece, esorta ad accogliere il ristoro, la consolazione, la forza che vengono da Lui, che sta a fianco di ognuno, mostrando il vero volto di Dio, misericordioso e paziente, pronto a salvare e a liberare chi confida in Lui. Infatti, il giogo della nostra vita, non è mio o tuo, ma di Gesù (“Prendete il mio giogo sopra di voi”). È Lui che lo porta insieme con ognuno di noi. Ed è un giogo sbilanciato: il peso cade sulle sue spalle, non sulle nostre. L’importante è che noi camminiamo al suo fianco, non perdendolo mai di vista e stando al suo passo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *