PENTECOSTE
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PENTECOSTE

«Ricevete lo Spirito Santo!»
(Gv 20,19-23)

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si
trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù
disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22 Detto
questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati,
saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Giovanni pone l’effusione dello Spirito Santo nel giorno di Pasqua: lo Spirito Santo è il Dono per
eccellenza di Gesù risorto. Era stato preannunciato in Gv 7,39: “Non c’era ancora lo Spirito,
perché Gesù non era stato ancora glorificato”. La glorificazione di Gesù avviene nell’Ora della sua
passione, morte e risurrezione e continua a produrre i suoi effetti quando il Risorto soffia il suo
Spirito sui discepoli. È con il passaggio dello Spirito da Gesù ai suoi che si realizza ciò per cui il
Verbo di Dio si è incarnato: l’unione indissolubile tra Dio e l’umanità; l’Alleanza ultima e
definitiva, il mistero delle nozze tra Dio e l’uomo che farà dire a S. Paolo: “Questo mistero è
grande!” (Ef 5,32). Lo Sposo divino unisce a sé la sua sposa conferendole il dono del suo Spirito.
L’umanità ricreata da Gesù nello Spirito Santo è la Chiesa, la Sposa dell’Agnello (Ap 21,9). D’ora
in poi Gesù e noi siamo una cosa sola, come Gesù e il Padre sono uno. Entriamo a pieno titolo nella
Famiglia divina, nella Trinità. Questa è la Chiesa: due in una sola carne, la carne di Cristo. Le
nozze tra Cristo e l’umanità non sono frutto della ricerca o dello sforzo umano. Dipendono solo
dall’iniziativa del Cristo glorioso che si offre per dare il suo Dono più grande. Questo si vede
chiaramente nel vangelo di oggi: i discepoli sono fermi, chiusi dentro un luogo imprecisato, pieni di
paura. Non stanno cercando di trovare il corpo scomparso dal sepolcro. Non stanno facendo niente.
È Gesù che va da loro. Si presenta di sera. Però è un primo giorno, precisa l’evangelista, per farci
riandare col ricordo al tempo della creazione, quando Dio si dilettava a creare la luce e a far
retrocedere le tenebre: “E fu sera e fu mattina: primo giorno” (Gen 1,5). Così ora, in questa prima
domenica di risurrezione, Gesù si presenta per fugare le tenebre della paura e del dubbio dal cuore
e dalla vita dei suoi. Nessuno gli ha chiesto niente. È Lui che fa tutto, che dà tutto. Per questo la
domenica è così importante per i cristiani: è il giorno in cui Gesù si ripresenta dopo le tenebre della
separazione da Lui, e rinnova il dono totale di sé stesso ai suoi.
Prima di tutto dona la pace che aveva promesso: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, che
non è come quella del mondo (Gv 14,27). Essa perdurerà nelle persecuzioni e nelle sofferenze che il
mondo ci procurerà (16,33). La pace, che nei testi dell’AT designa pienezza della vita ed è il
dono atteso dal Messia (Is 9,5-6; 60,17; Mi 5,4), nel vangelo di Gv è connesso con la persona di
Gesù. I discepoli possono averla solo da Lui e in Lui. Annunciata e promessa prima della
glorificazione di Gesù, ora irradia dal Risorto nel suo saluto. Poi Gesù, per farsi riconoscere, mostra
le cicatrici della sua passione, che sono segni di autenticazione: il Risorto è il Crocifisso. La
glorificazione non ha cancellato le stigmate della passione. Gesù risorto non è rappresentabile
senza i segni distintivi della sua passione gloriosa. La croce non può essere cancellata, né
ignorata. Mentre nel vangelo di Lc Gesù mostra le mani e i piedi, in Gv mostra le mani e il costato.
Proprio quel costato da cui sono usciti sangue e acqua, interpretati da sempre come simboli
battesimali. Sono il battesimo e l’eucaristia a edificare la Chiesa.
“E i discepoli gioirono vedendo il Signore”: è la gioia per l’arrivo dello Sposo (3,29); quella
gioia che, nel giorno delle nozze di Cana, Gesù ha voluto che non venisse meno per la mancanza di
vino. Adesso, che la sua Ora è venuta e lo Sposo è tornato, questa gioia, la sua pienezza, non ci sarà
più tolta (Gv 16,22). Poi Gesù dà ai suoi il mandato di continuare la sua opera. La missione è un
dono, non condizionato dalla bravura o dalle qualità degli inviati. È una conseguenza naturale della

resurrezione. La pace e la gioia che hanno corroborato il cuore di discepoli incerti e paurosi sarà il
motore propulsore della loro missione. Dopo aver detto questo alitò e disse loro: “Ricevete lo
Spirito Santo!”. Il verbo “alitare” nel NT ricorre solo in questo testo. Ma nell’AT si trova nel
racconto della creazione dell’uomo (Gen 2,7; Sap 15,11; Ez 37,9-10). È il respiro di Dio che dà la
vita all’uomo. È il bacio, bocca a bocca, attraverso il quale Dio comunica sé stesso con amore alla
propria creatura. Nel vangelo di Gv non si tratta più della vita naturale, della prima creazione, bensì
della seconda creazione, di quella nuova, della vita divina immortale e incorruttibile. Gesù risorto
comunica la vita divina, definitiva, alitando sui suoi non l’alito naturale di una vita corporea, ma lo
Spirito Santo vivificante. Gesù è “colui che battezza in Spirito Santo” (Gv 1,33) annunciato dal
Battista all’inizio del vangelo. Al dono dello Spirito Santo è direttamente congiunta la remissione
dei peccati. Il peccato è l’ostacolo messo dagli uomini nel loro rapporto con Dio. È il rifiuto del suo
amore e l’impedimento all’effondersi della Sua vita. È necessario annunciare che questo ostacolo è
stato tolto. La remissione, il perdono dei peccati è l’attuarsi della salvezza portata da Gesù. Il
compito di rimettere i peccati fa parte della missione affidata dal Risorto ai suoi ed è conseguenza
del dono dello Spirito Santo. La salvezza viene offerta da ora in poi nella Chiesa, per mezzo dello
Spirito Santo. Apriamo il nostro cuore per ricevere lo Spirito Santo in questo giorno e chiediamogli
di arricchirci di tutti i doni di Gesù risorto, non rifuggendo dall’impegno che ce ne deriva!

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