II DOMENICA DI QUARESIMA anno A
II DOMENICA DI QUARESIMA anno A

II DOMENICA DI QUARESIMA anno A

Non videro più nessuno, se non Gesù solo

(Mt 17,1-9)

“Sei giorni dopo”: l’espressione temporale con cui inizia il brano spinge il nostro sguardo a ciò che precede immediatamente. In Mt 16,13ss. Gesù rivolge una domanda scottante ai suoi discepoli: “Voi, chi dite che io sia?”. Pietro esprime l’intuizione del gruppo unita alla luce di una rivelazione celeste: “Tu sei il Messia, il Figlio di Dio, il Vivente”. Gesù ordina ai suoi di non condividere con nessuno quanto gli è stato rivelato e da allora comincia a parlare della sua passione, morte e resurrezione per prepararli soprattutto all’aspetto più misterioso del suo mandato: l’obbrobrio della Croce (Mt 16,21). Dopo il brano della Trasfigurazione si trova un secondo annuncio della passione (Mt 17,22). Dunque, questo è il contesto della scena luminosa descritta nel vangelo di oggi: Gesù è il Messia-Cristo, è il Figlio di Dio, ma la sua glorificazione comprenderà la passione e la morte. Nel brano è scritto che Gesù si ritira con una piccola rappresentanza dei suoi discepoli in un luogo appartato su un alto monte. La sua intenzione è raccogliersi in preghiera in modo più intimo del solito. La particolare intensità della preghiera viene suggerita dalla precisazione che il monte è “alto”, più vicino al Cielo, quasi fino a toccarlo.

“E fu trasfigurato davanti a loro…”: anche Mosè quando scese dal monte dopo essere stato a lungo con Dio aveva “la pelle del volto raggiante” (Es 34,29-35). Ma forse Gesù così luminoso ricorda più da vicino la visione di Daniele dell’uomo vestito di lino splendente che aveva la faccia come la folgore e gli occhi come il fuoco (Dn 10,5-6). Egli, quando parla di sé stesso in terza persona, usa l’espressione “il Figlio dell’uomo”, tipica di Daniele, con forte spessore messianico (Dan 7,13). “Mosè ed Elia conversavano con lui”: queste due maestose figure anticotestamentarie servono per mettere a fuoco l’identità di Gesù, che sarà espressa dalla voce celeste. Mosè è considerato l’autore di tutto il Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia) che contiene tutte le leggi da osservare per essere in comunione con Dio. Elia rappresenta l’altra parte della Scrittura ebraica che è denominata “I profeti”. Ma, più ancora, era il profeta il cui ritorno doveva precedere la manifestazione del Messia. I discepoli lo ricordano a Gesù scendendo dal monte e Gesù stesso lo confermerà: “Elia è già venuto” (Mt 17,10-13). La Parola di Dio rivelata per mezzo di Mosè ed Elia confluisce, si riversa tutta, nella persona di Gesù. Solo Lui è l’interprete (l’esegeta) affidabile della Parola di Dio scritta prima della sua venuta (Mt 5,17). Pietro prende la parola e ha un’idea: come gli israeliti avevano costruito una tenda nel deserto per accogliere l’arca della presenza di Dio, così lui vorrebbe onorare l’investitura ricevuta una settimana prima racchiudendo la splendida visione celeste in uno spazio sacro. Forse il fatto di costruire ben tre tende e non una sola denota la coscienza dei ruoli diversi che ai suoi occhi possiedono i tre personaggi gloriosi. Certamente per Pietro è già chiaro che Gesù è almeno alla pari con gli altri due.A conferma dell’intuizione di Pietro, la nube ricopre la scena, così come copriva la tenda del convegno nel deserto. Dio è presente e si sta rivelando.

Ma le parole che seguono riguardano solo Gesù e ricalcano quelle pronunciate dalla stessa voce celeste nel giorno del Battesimo (Mt 3,17). Con un’aggiunta. Al Giordano la voce dal cielo è stata udita solamente dall’interessato, da Gesù. Era la conferma della Sua vocazione. Qui invece la voce è udita anche da tre nostri rappresentanti, Pietro (primo fondamento della Chiesa), Giacomo (il primo apostolo martire) e Giovanni (simbolo di ogni discepolo amato) tanto è vero che il Padre aggiunge: “Ascoltatelo!”. Rivolgendosi a noi uomini addita Gesù come l’unigenito Figlio amato (“Mio Figlio prediletto”), anzi, amatissimo (“in Lui ho posto tutte le mie delizie”).  Non dice niente riguardo all’identità di Mosè ed Elia. Pietro e i suoi compagni, da bravi ebrei, li conoscevano bene. Ora dovevano prestare attenzione ad un Altro. Il senso che il cristiano deve allenare e sviluppare di più è l’udito. Se vuoi entrare alla presenza del Signore, se vuoi vivere insieme con Lui, devi soprattutto ascoltare. Non qualsiasi musica, né qualsiasi voce, ma è Gesù che devi ascoltare.

La visione divina finisce nel modo più umano possibile: “Gesù solo”.Tutta la Sacra Scrittura, tutto Dio, tutto il timore suscitato dalla sua gloria infinita, sintetizzato e concentrato in un’unica parola: GESÙ. Solo Lui. Teresa d’Avila ha detto: “Solo Dio basta”. Possiamo permetterci una correzione: Solo Gesù basta!

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