IV DOMENICA ANNO A
IV DOMENICA ANNO A

IV DOMENICA ANNO A

Beati voi, poveri!

(Mt 5,1-12)

1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte, si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

4Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

5Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

8Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

9Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

10Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così, infatti, perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Gesù, dopo aver chiamato alcuni a seguirlo più da vicino, comincia a girare per la Galilea insegnando, annunciando il vangelo del Regno e curando ogni sorta di malattie e infermità. Da tutta la Palestina accorre gente per sentirlo e per ottenere guarigione e liberazione. È allora che Gesù “sale sul monte”. Non si precisa quale, ma viene in mente la parola di Isaia: “Verranno molti popoli e diranno: – Venite saliamo al monte del Signore, perché ci indichi le sue vie. Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore” (Is 2,2-5). La gente va da Gesù perché è ricca delle sue povertà e riconosce in lui un profeta che può indicare le vie del Signore e donare luce nuova alla loro esistenza. Gesù libera da ogni forma di schiavitù spirituale, psichica, fisica e da ogni oppressione. Sembra un nuovo Mosè, un liberatore suscitato da Dio a beneficio del suo popolo. Come Mosè, Gesù porta tutti verso il monte. Però a più stretto contatto con lui stanno i discepoli, coloro che hanno sentito la sua chiamata, l’hanno accolto e si sono decisi a intraprendere il suo stesso cammino. A loro prima di tutto rivolge la sua parola e propone un programma di vita. Poi i discepoli diventeranno “sale della terra” e “luce del mondo” (Mt 5,13-14) per distribuire alla folla le parole ascoltate, come pane di vita moltiplicato e benedetto. L’evangelista ci fa notare anche che Gesù è più grande di Mosè, perché non si inoltra da solo fin sulla vetta del monte per dialogare con Dio e ricevere la sua Legge, ma è lui stesso a parlare con autorità. È Dio che rivela sé stesso nel Figlio. Gesù è Dio che ci parla: “Aprì la sua bocca e insegnava loro dicendo: Beati!”. Quello che colpisce prima di tutto il Maestro sembrano essere proprio le povertà di questa gente. Come scriverà S. Paolo: “Non ci sono tra voi molti sapienti, né molti potenti, né molti nobili. Ma Dio vi ha scelti. Perché Lui sceglie ciò che è debole in questo mondo, ciò che è ignobile e disprezzato” (1Cor 1,26-31, seconda lettura). Per questo Gesù chiama “Beati”, dichiara felici, tutti questi poveri: perché sono amati dal Padre suo con predilezione ed è a loro che Dio ha offerto il suo Figlio. Gesù, infatti, non ha disdegnato di farsi uno di loro: non è uno scriba che ha studiato nelle più prestigiose università, non è un grande della terra che domina e opprime i suoi sudditi; è di nobile stirpe, ma di un ramo decaduto: suo padre è un artigiano e neanche si ricorda di essere figlio di Davide, se non quando l’imperatore gli impone di recarsi a Betlemme per farsi registrare. Gesù va verso i poveri, quelli che sono spiritualmente poveri, gli umili della terra, come ci ricorda il profeta Sofonia nella prima lettura. Sono quelli che cercano il Signore e accorrono a lui non appena egli si manifesta. Gesù è il regno dei cieli che appartiene a loro e si riconosce in loro. È il loro Re, mite e umile di cuore, come amerà dichiararsi (Mt 11,29), facendoci così sapere che non la prepotenza, l’arroganza e la presunzione sono le caratteristiche del vero re, ma proprio la mitezza, che è portatrice di pace e di benevolenza (Mt 21,5). Gesù dichiara beati coloro che, come lui, non giudicano e non condannano, ma sono ricchi di misericordia e di compassione. Coloro che, come lui, sanno perdonare e giustificare. I puri di cuore, poi, sono coloro che tengono fisso lo sguardo a Dio e non si lasciano contaminare dalle idolatrie di questo mondo. Possono salire il monte del Signore e contemplare il suo volto (Sal 24). Essi dimorano in Dio e Dio in loro: “Sono iscritti nel libro della vita dell’Agnello. Vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte” (Ap 21,27; 22,4). Gli operatori di pace sono coloro che combattono contro la peste delle divisioni: nella famiglia dei figli di Dio il male più grande, quello per cui Gesù ha pregato, è proprio la mancanza di unità. Costoro saranno chiamati figli di Dio, perché ricomporranno la pace tra i fratelli. Tutti costoro sono e saranno felici, dice Gesù, perché assomigliano a Lui, Figlio prediletto del Padre. Beato, infine, significa essere come Gesù. Per questo l’ultima beatitudine, la più grande, quella che dà più gioia ed esultanza, è la grazia della persecuzione e il dono del martirio. Gesù riserva questa beatitudine a coloro che gli sono più vicini, ai suoi intimi, perché è l’aspetto più paradossale e il mistero più sublime del vangelo: la Croce. Il Figlio di Dio ci ha salvati non dispiegando tutta la potenza delle schiere celesti, non schiacciandoci con il peso della sua gloria. Ma annullando sé stesso, immergendosi nelle nostre miserie, caricando sulle sue spalle le nostre catene e i nostri dolori, credendo fermamente che Dio, suo Padre, lo avrebbe liberato dalle angosce della morte. Beati noi, perciò, perché per la sua fedeltà possiamo entrare con lui nella gioia della risurrezione.

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