Benvenuti nella Parrocchia San Giovanni XXIII

Una comunità viva, aperta alla fede, all'ascolto e alla condivisione.

📥 Scarica il Calendario Pastorale 2026-2027

Sante Messe Domenicali

Orario delle celebrazioni della comunità parrocchiale

09:00
10:00
11:00
12:00
17:00
19:00

ℹ️ Eventuali variazioni straordinarie vengono pubblicate quotidianamente sulla nostra pagina Facebook ufficiale.

XXX  DOMENICA Tempo Ordinario Anno A

Pubblicato il Ottobre 22, 2026 in Vangelo

“QUAL È IL PIU’ GRANDE COMANDAMENTO?”

(Mt 22,34-40)

Il vangelo di oggi si apre con il riferimento alla scena precedente nella quale i sadducei avevano interrogato il Maestro riguardo alla resurrezione dei morti. Per quanto ci possa sembrare strano, il gruppo dei sadducei non ci credeva! Gesù afferma chiaramente che “il Dio di Abramo non è un Dio di morti, ma di viventi!” (Mt 22,32). In questo i farisei erano concordi con Gesù. Allora essi gli pongono una nuova questione. Loro portavoce, questa volta, è un giurista, esperto nella legislazione attribuita a Mosè e in tutte le tradizioni posteriori. L’ebreo osservante era cosciente che l’unico modo per procurarsi la salvezza e per essere trovato giusto al cospetto di Dio era quello di mettere in pratica tutti i comandamenti. Non solo i dieci che conosciamo anche noi, ma pure tutte le altre prescrizioni che raggiungevano il numero di 365 proibizioni più 248 obblighi per un totale di ben 613 comandamenti! Tutta la vita del pio israelita era regolata da regole e leggi, più o meno importanti. I giuristi e i maestri spirituali del tempo si preoccupavano di trovare un principio unificatore delle varie formulazioni della volontà di Dio. Qual era la sintesi, il compendio di tutti i comandamenti? Come si poteva riassumere la volontà di Dio? Questa è la domanda che viene posta anche a Gesù, soprattutto per saggiare il Suo cuore.

Gesù dà una risposta diretta, precisa, semplice, valida non solo per gli ebrei, ma anche per tutti noi: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. Questo è il più grande e il primo comandamento”.  Queste parole fanno parte dello “Shemà’”, la confessione di fede che l’ebreo devoto recita due volte al giorno (Dt 6,4-5). Non sono nuove, né originali. Ma è importante notare che Gesù afferma solennemente che il comando più importante, la legge che riassume tutti gli obblighi è AMARE. Non è fare, o non fare, ma amare. Amare Dio con integra e totale dedizione. Il cuore, per noi, è la sede dei sentimenti; per l’ebreo invece è la profondità del proprio essere, la propria intima coscienza, la sede delle decisioni. In tutte le nostre decisioni dobbiamo mettere Dio al primo posto. Non possiamo fare scelte a prescindere da Lui, altrimenti non lo amiamo abbastanza. Dio vuole impregnare tutte le scelte della nostra vita.

L’anima per l’ebreo è la vita. Amare Dio con tutta l’anima implica il dono di sé fino allo spargimento di sangue, fino al martirio. Nel Deuteronomio poi c’è scritto “con tutte le forze”, invece Gesù inventa una variante: “con tutta la tua mente”. Per l’evangelista Matteo è importante questa accentuazione, perché lui presenta Gesù come il Maestro e benedice tutti gli sforzi che noi facciamo per comprendere la sua Parola (Mt 13, 11.19). Dunque, dobbiamo amare Dio anche con tutta la forza della nostra mente, della nostra intelligenza, della nostra ragione.

L’originalità evangelica inizia con la seconda parte della risposta di Gesù (“Il secondo è simile al primo”), perchési stabilisce una relazione di somiglianza – uguaglianza tra il primo e un secondo comandamento stabilito da Gesù come segue: “Amerai il prossimo tuo come te stesso!”. Anche questo è presente nell’Antico Testamento (Lv 19,18), ma da nessuna parte sta scritto che è importante quanto il primo. Addirittura, più tardi lo Spirito Santo dirà per mezzo di S. Giovanni che l’amore per il prossimo sarà la prova, la verifica della sincerità dell’amore per Dio: “Se uno dicesse: Io amo Dio e odiasse il suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”.

A chi si chiedesse, pigramente: ma chi è il prossimo che devo amare? Rispondo: “prossimo” vuol dire “vicino”. Guardati intorno! Chi è la persona a te più vicina? Tuo marito, tua moglie, i tuoi figli, tuo padre e tua madre; il tuo collega di lavoro, il tuo cliente, il tuo paziente… Ma il vangelo ci dà anche un’altra indicazione. Quando un altro scriba fa questa stessa domanda a Gesù (“Chi è il mio prossimo?”), il Maestro risponde: colui che ha bisogno di te adesso (Lc 10,29-37).