II Domenica dopo Natale 2026
II Domenica dopo Natale 2026

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IL VERBO SI FECE CARNE

(Gv 1,1-18)

1In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

2Egli era, in principio, presso Dio:

3tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

4In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

5la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

6Venne un uomo mandato da Dio:

il suo nome era Giovanni.

7Egli venne come testimone

per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

8Non era lui la luce,

ma doveva dare testimonianza alla luce.

9Veniva nel mondo la luce vera,

quella che illumina ogni uomo.

10Era nel mondo

e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;

eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

11Venne fra i suoi,

e i suoi non lo hanno accolto.

12A quanti però lo hanno accolto

ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

13i quali, non da sangue

né da volere di carne

né da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

14E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito

che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

15Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi:

Colui che viene dopo di me

è avanti a me,

perché era prima di me».

16Dalla sua pienezza

noi tutti abbiamo ricevuto:

grazia su grazia.

17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

18Dio, nessuno lo ha mai visto:

il Figlio unigenito, che è Dio

ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato.

Diversamente dagli altri evangelisti che cercano di risalire alle origini di Gesù attraverso una catena di generazioni umane, qui troviamo una visione che ci spinge fino all’inizio della creazione, anzi prima ancora. Giovanni riscrive la storia alla luce del nuovo Evento che ha trasformato la sua vita: Gesù, che lui ha scoperto essere Dio.

Il vero inizio di Gesù non è umano, ma è il Verbo. Ma che cos’è il Verbo? Dal punto di vista lessicale il termine è molto generico. Forse Giovanni lo sceglie proprio per la sua polivalenza. Le sue mille sfaccettature gli sono di aiuto per cercare di descrivere l’inaudito: un Dio che riesce a incarnarsi. Il nome stesso “Gesù”, che non aveva niente di eccezionale, è diventato l’unico nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (At 4,12). Verbo”, in greco “logos”, significa “parola, discorso”, ma anche “cosa, fatto” e “ragionamento, causa, fondamento, piano, progetto, disegno”. In ebraico corrisponde a “dabar” che è la Parola di Dio creatrice e sostenitrice del mondo (Sal 33,6), vivificante e salvatrice (Sal 107,20); è la sapienza, con la quale pure è stato creato il mondo e l’uomo (Sap 9,1-2). Il nostro evangelista, però, supera tutte questi significati. Il Verbo, infatti, è posto al livello di Dio. È Dio stesso, anche se si distingue da Lui (“sta presso, di fronte a Lui”). La creazione è imbevuta della presenza misteriosa del Verbo divino. Perciò S. Paolo afferma: “Ciò che di Dio si può conoscere è manifesto agli uomini. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da Lui compiute” (Rm 1,19-20). La sua presenza diffusa nella creazione viene riassunta in un’unica parola: VITA. La vita, presente in pienezza nella Parola divina, è riversata in tutto ciò che esiste. La vita “brilla nelle tenebre”, è luce, è vittoria sulle tenebre della non-vita. L’immagine è molto plastica: sembra di vedere un bagliore improvviso che buca le tenebre di una notte fonda. Inaspettatamente, le tenebre quasi si animano e resistono alla luce della vita, tentando di soffocarla. Ma non riescono nel loro intento (“le tenebre non l’hanno vinta”).

“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”: è una presenza misteriosa questa del Verbo di Dio diffuso nel mondo! È una luce che sta venendo, che continua a venire, anche per chi non conosce Gesù. La luce di Dio può illuminare ogni uomo, anche non cristiano. La luce della vita era ed è nel mondo, ma continua a scontrarsi con una grande resistenza (v.10). Chi rifiuta la vita, rifiuta la luce.

C’è una preparazione remota alla venuta del Messia attuata da Dio nel mondo, anche prima e al di fuori della sua incarnazione. La Chiesa parlerà dei “semi di verità” presenti nelle altre religioni e, comunque nella realtà umana, che, se coltivati, fanno fiorire la verità tutta intera, che è Gesù. È la verità che germoglia dalla terra (Sal 85,12). “Venne fra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto”: la preparazione, tramite la Parola di Dio, è avvenuta soprattutto nell’ambito del popolo ebraico. Ma proprio qui c’è stata una maggior resistenza alla luce. Ci sono stati, però, tra gli ebrei coloro che non hanno opposto resistenza alla luce, l’hanno accolta e si sono lasciati illuminare, predisponendosi a diventare figli di Dio (v.12).

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Ecco l’evento dell’Incarnazione: il Verbo divino (la Parola di Dio, la Sapienza creatrice, il Progetto di salvezza) entra nella fragilità di una esistenza mortale. Questa è un’assoluta novità. La più inaudita e scandalosa: Dio non può essere carne, perché: “ogni carne è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore di campo” (Is 40,6). Nessuno può costruire una casa adatta per Dio, ma la promessa che Lui ha fatto di abitare in mezzo al suo popolo percorre tutto l’Antico Testamento (cfr. ad esempio Es 25,8; 40,34; Ez 43,7; Sir 24,8; Bar 3,37-38). Il momento è arrivato: Gesù pianta la sua tenda in mezzo alle nostre. Non si è costruito una casa in muratura, ma una fragile e instabile tenda: il velo della sua carne (Eb 10,19-20) che ci permette di contemplarlo senza rimanere schiacciati dal peso della sua gloria. 

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