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    LA MESSA DI LUNEDì 29
    ALLE 19.00 SARA' PER
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    E LE LORO FAMIGLIE


    ISCRIZIONI AL CATECHISMO:
    DA LUNEDì 29 SETTEMBRE
    IL LUNEDì, MERCOLEDì E VENERDì
    ORE 17.00/19.00


    LA MESSA DOMENICALE
    DELLE 11.00 RIPRENDERA'
    IL 4 SETTEMBRE


    ORATORIO ESTIVO "I MONELLI":
    VI ASPETTA DA LUNEDì 29 AGOSTO
    FINO ALL'INIZIO DELLE SCUOLE


    GIOVEDì 8 SETTEMBRE
    LA PARROCCHIA COMPIE
    10 ANNI
    ORE 19.00 MESSA
    E A SEGUIRE AGAPE
    PRENOTARSI IN UFFICIO
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La riflessione di Mons. Giuseppe Mani

E' VERAMENTE IL NOSTRO PASTORE?

IV Domenica di Pasqua

Gustando ciascuna delle sue parole troviamo il criterio per rispondere alle domande che ci siamo posti. E' nostro pastore se ascoltiamo la sua voce, lo seguiamo, ci lasciamo conoscere e diamo la vita. Se la nostra risposta è positiva cresce la speranza perché se siamo davvero sue pecorelle "Non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla sua mano". Lasciamoci interrogare dal Vangelo di oggi.Ogni anno la chiesa ci fa confrontare con questa pagina evangelica che si conclude drammaticamente a causa dell'ultima frase "Io e il Padre siamo una cosa sola". Ma questo passaggio, che è quanto mai attuale nella chiesa, sembra essere rinviato all'attenzione di altri momenti per porre una sola questione, molto semplice: Siamo noi le sue pecore? E' Lui il nostro vero pastore?
Ascoltare ci richiama l'atteggiamento di una reale disponibilità di spirito e di cuore. Non sentire con l'orecchio distratto dal rumore senza penetrare la nostra vita, ma ascoltare colui che da senso alle nostre scelte e che si dona totalmente per il suo gregge.
Conoscere e lasciarci conoscere. Lontano da ogni curiosità, ciò che è proposto dal Buon Pastore è l'apertura in ciò che mi rivela della sua vita, dell'amore del Padre, del progetto di Dio per l'uomo di oggi. Conoscere Cristo è scoprire la sua intimità col Padre, la sua sete di giustizia e di verità per l'uomo e il mondo.
Seguire Cristo, che avventura! Seguirlo con fiducia perché la sua voce è rassicurante ma anche seguirlo nell'incognito perché non ha una pietra dove posare il capo. Come coloro che , come gli apostoli, dall'origine della chiesa hanno osato. Questa audacia è particolarmente importante in periodi in cui avere delle garanzie sembra importante prima di correre qualsiasi rischio e impegno. "Mi devo tutelare!"
Donare la vita e riceverla nella sua pienezza perché si tratta della vita eterna.
Siamo nella dinamica della domenica di preghiera per le vocazioni. Avremo noi la disponibilità per assumere con il soffio dello Spirito Santo la missione di seguire il Buon Pastore nell'ascolto, nella conoscenza e nel dono totale? Rispondere ad una chiamata larga non è nelle abitudini della nostra società:una chiamata senza prospettive di carriera, di un rientro o di un riconoscimento sociale, ma una chiamata che apre all'essenziale e che dice il dono di Dio, il suo amore per l'umanità, una chiamata all'altezza del livello di Cristo.
"La messe è molta ma gli operai sono pochi" Perché? Forse il Signore li fa mancare o manca la nostra collaborazione. Dio che ci ha creati senza di noi non vuol far niente senza di noi. Perché mancano le vocazioni? La risposta è semplice: manca una evangelizzazione vocazionale. Nessuno più annuncia che si può scegliere Cristo come unica ragione della vita, si può vivere solo di Vangelo. E "come crederanno se non c'è chi annuncia?" La chiesa è invitata a questo annuncio e oggi ci invita tutti a pregare perché il Signore mandi operai alla sua messe ma anche apra la mente ai vescovi, ai sacerdoti e ai cristiani sul modo con cui proporre una vita di totale sequela di Cristo . Siamo chiamati ad uno stato di vera mobilitazione generale per annunciare fino agli estremi confini della terra che nessuno è dispensato da mettersi alla sequela di Cristo.

Articolo sulla nostra parrocchia

Di seguito trovate il link all’articolo riguardante la nostra parrocchia pubblicato a fine ottobre sul settimanale diocesano Roma Sette, supplemento domenicale di Avvenire per la diocesi di Roma

link articolo

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Nessun groviglio e' senza uscita

("Avvenire 14-Aprile-2013") Non si può comprendere a fondo la tenerezza e la misericordia che caratterizzano la peculiare fisionomia del magistero di papa Francesco senza cogliere l’immanenza della Madre di Dio nella sua vita. E senza tener presente il titolo particolare con il quale egli sovente ama venerarla e invocarla: Colei che scioglie i nodi. È questa una speciale devozione mariana, poco conosciuta in Europa, ma largamente estesa oggi nel Sud America, soprattutto in Argentina, grazie proprio alla promozione e alla diffusione del culto operate da Bergoglio. La venerazione della «Vergine che scioglie i nodi» ha origine da un’immagine votiva bavarese risalente al 1700 (Maria Knotenlöserin) ad opera del pittore tedesco Johann Melchior Schmidtner, ora conservata come pala d’altare in una cappella della chiesa romanica di San Peter in Perlach, tenuta dai gesuiti nel cuore della città di Augsburg, in Baviera. Ed è lì che negli anni Ottanta, durante i suoi soggiorni di studio a Ingolstadt, padre Bergoglio la scoprì. Tornato in Argentina egli iniziò a divulgarne la conoscenza, incontrando grande rispondenza nel popolo. Divenuto poi vescovo ausiliare di Buenos Aires, si adoperò affinché all’effige della Vergine scioglitrice dei nodi venisse dedicato un santuario. Un’artista locale dipinse una riproduzione del quadro e l’8 dicembre 1996, nella chiesa porteña di San José del Talar, Nuestra Señora la que Desata los Nudos venne intronizzata alla presenza di migliaia di fedeli. Come arcivescovo, Bergoglio ne consolidò il culto continuando a inaugurare cappelle in suo onore e a servirsi dell’effige anche come personale 'biglietto da visita', scrivendo a vicini e lontani. Chi guarda per la prima volta il dipinto resta sorpreso dal motivo inconsueto. Il singolare e suggestivo dipinto, infatti, non presenta la consueta immagine della Madonna con il bambino, bensì la Vergine Immacolata nel suo stato di Assunta in cielo che schiaccia la testa del serpente mentre è intenta a sciogliere con le sue mani nodi da un nastro sorretto da due angeli. Posto al suo fianco uno dei due angeli porge alla Madonna il nastro aggrovigliato di nodi piccoli e grandi. Dall’altro lato il nastro, in cui si rispecchiano la luce della misericordia e della salvezza divina, scivola ormai liscio nelle mani dell’angelo che lo mostra con uno sguardo eloquente al fedele la cui preghiera è stata ascoltata, il cui nodo è stato sciolto per l’intercessione, le mani di Maria. Il dipinto, come ex voto, intendeva evocare semplicemente la grazia ricevuta dal committente per la ricomposizione del suo matrimonio (il nastro, infatti, secondo l’usanza del tempo, stava a indicare l’unione coniugale). L’immagine iconografica e il gesto di Maria sono tuttavia carichi di significati allegorici più ampi, sottolineati e suggeriti da Bergoglio, che rimanda alle parole di Ireneo di Lione nella sua opera Adversus haereses riportate nella Costituzione dogmatica conciliare sulla Chiesa Lumen gentium: «Volle il Padre delle misericordie che l’accettazione della predestinata Madre precedesse l’incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita... 'Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che Eva legò con la sua incredulità, la Vergine Maria sciolse con la fede'». Maria, dunque, era ed è presente in ogni tempo come scioglitrice dei nodi della colpa e dei mali. «Tutti – ha spiegato più volte Bergoglio – abbiamo nodi nel cuore, mancanze, e attraversiamo difficoltà. Il nostro Padre buono, che distribuisce la grazia a tutti i suoi figli, vuole che noi ci fidiamo di Lei, che le affidiamo i nodi dei nostri mali, i grovigli delle nostre miserie che ci impediscono di unirci a Dio, affinché Lei li sciolga e ci avvicini a suo figlio Gesù. Questo è il significato dell’immagine». Come è detto anche nella preghiera rivolta a «Maria che scioglie i nodi» diffusa con l’imprimatur dell’allora arcivescovo di Buenos Aires (e che riproduciamo qui sotto, ndr): «Il maligno mai fu capace di imbrogliarti con le sue confusioni... e intercendo insieme a tuo Figlio per le nostre difficoltà, con tutta semplicità e pazienza ci desti un esempio di come dipanare la matassa delle nostre vite». Il vescovo ausiliare di Madrid e segretario generale della Conferenza episcopale spagnola, Juan Antonio Martinez Camino, ha recentemente proposto di pregare la «Vergine che scioglie i nodi» per papa Francesco affinché lo custodisca e lo sostenga con la sua materna sollecitudine nel compito che gli è stato affidato. Ecco il testo della «Preghiera a Maria che scioglie i nodi» diffusa con l’imprimatur dell’allora arcivescovo di Buenos Aires monsignor Bergoglio Santa Maria, piena della Presenza di Dio, durante i giorni della tua vita accettasti con tutta umiltà la volontà del Padre, e il Maligno mai fu capace di imbrogliarti con le sue confusioni. Già insieme a tuo Figlio intercedesti per le nostre difficoltà e con tutta semplicità e pazienza ci desti un esempio di come dipanare la matassa delle nostre vite. E rimanendo per sempre come Madre Nostra poni in ordine e fai più chiari i legami che ci uniscono al Signore. Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, tu che con cuore materno sciogli i nodi che stringono la nostra vita, ti chiediamo di ricevere nelle tue mani... e che ci liberi dai legacci e dalle confusioni con cui ci tormenta colui che è nostro nemico. Per tua grazia, per tua intercessione, con il tuo esempio liberaci da ogni male, Signora nostra, e sciogli i nodi che impediscono di unirci a Dio affinché, liberi da ogni confusione ed errore, possiamo incontrarlo in tutte le cose, possiamo tenere riposti in lui i nostri cuori e possiamo servirlo sempre nei nostri fratelli. Amen.

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Questa casa e' una scuola di carita'

Su suggerimento di don Vittorio ho letto un articolo sulla visita di Papa Francesco alla Casa Dono di Maria in Vaticano, fondata dalla beata Madre Teresa di Calcutta e inaugurata da Papa Giovanni Paolo II nel 1988. La casa accoglie, nei limiti del possibile quanti bussano alla sua porta cercando un rifugio per la notte ed un calore familiare e umano che li aiuti a sostenersi nella dura lotta per la vita. Papa Francesco invita a riflettere sulle parole “dono” e “casa”, e a riscoprire il valore dell’accoglienza, della carità e della solidarietà. La “casa” è molto più di un tetto, è il posto in cui ci sentiamo al sicuro, dove godiamo della presenza delle persone che amiamo, dove condividiamo, cresciamo, ci prepariamo ad andare per il mondo. Ci chiediamo mai come può sentirsi un uomo a cui vengono a mancare un tetto, il cibo, il calore di un abbraccio? Ho un caro ricordo di quando ero poco più che una bambina. Passava spesso sulla strada di casa mia un giovane uomo egiziano che lavorava in un vicino allevamento di animali, trattato lui stesso come un animale, costretto a dormire in un capannone senza riscaldamento né servizi igienici. Un giorno non sopportò il sopruso di troppo, litigò con il suo “padrone” e fu cacciato. Venne a bussare disperato alla porta di casa mia, i miei genitori lo accolsero, una doccia calda, vestiti puliti, un letto in camera con i miei fratelli, un posto a tavola con tutta la famiglia, il calore di una casa. Per qualche mese rimase con noi, il tempo di risollevarsi, trovare un lavoro e poi ripartì, lui con molta gratitudine nel cuore, io con un fratello in più. E’ lì che ho capito che un dono non è mai a senso unico, esistono ricompense non tangibili, non spendibili, come la gioia negli occhi di mia madre a sentirsi chiamare “mamma” da quel quinto figlio venuto da lontano. Una riflessione che purtroppo devo fare è che difficilmente potrò far vivere a mio figlio un’esperienza forte come quella che ho vissuto io. Altri tempi, una grande città dove ognuno è nelle proprie case, le vite programmate fino all’ultimo secondo, diffidenza generalizzata. Chi farebbe entrare in casa propria, con i propri figli, un perfetto sconosciuto? Una grande città come Roma ti toglie molto, ti affanna, favorisce l’individualismo, può farti sentire solo tra un milione di persone, ma offre anche, a chi vuole riconoscerle, tante occasioni per mettersi al servizio degli altri e donare nel modo e nella misura in cui si può o in quel momento ci si sente di dare. A volte l’occasione è molto più a portata di mano di quanto si possa immaginare. Nella nostra parrocchia le attività volte all’accoglienza ed alla carità, hanno spesso dei nomi che, legandosi alle figure di Santi o di persone che sul volontariato hanno imperniato tutta la loro vita, vogliono significare laboriosità, attivismo, amore per il prossimo: Casa Rifugio Sant’Anna, Casa San Giuseppe, Casa Annalena Tonelli. In questi nomi le due parole simbolo dell’accoglienza “casa” e “rifugio”, quello di cui una persona disperata ha bisogno, non un ostello, un giaciglio sterile ma un posto dove l’obiettivo non è semplicemente sfamare o dare un tetto, ma è anche e soprattutto quello di ridare dignità alle persone, aiutandole a risollevarsi e a riavviarsi per il mondo. Per queste case di accoglienza il sostentamento si chiama Provvidenza e prende la forma di donazioni private, di ricavi ottenuti dalle tante iniziative messe in atto da persone di buona volontà, l’obiettivo è crescere con l’aiuto di un numero sempre maggiore sostenitori. Esiste quindi un modo per allargare la propria famiglia, ed aprire in modo simbolico la nostra casa, certo l’impegno fa paura, però forse già pensarci è un piccolo passo, significa che qualcosa nel nostro cuore si muove in una direzione e prima o poi ci chiederà di emergere, i pensieri potrebbero diventare azione, le nostre mani sostegno. “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”, questo l’invito di Papa Giovanni Paolo II. Pensiamoci un attimo, quello che, presi dalla vita frenetica, sembra uno sforzo enorme, potrebbe invece riempire di colore il vuoto che spesso il nostro “troppo” ci lascia nell’anima… forse non riusciremo a fare della nostra vita un capolavoro, ma la staremo dipingendo con il cuore.

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Papa Francesco al Gruppo Nicodemo

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Catechesi per adulti

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Mercatino di carita

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Maratona 2016

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